|
L’esempio di Maria Callas aveva
creato un vero e proprio fanatismo per il repertorio
del primo Ottocento italiano. Sembrava che dopo il
“fenomeno Callas” il repertorio verista o più
esattamente i compositori del secondo Ottocento - la
“giovane scuola italiana” - non avessero più
niente da dire a pubblici smaliziati.
La Kabaivanska ha saputo
rovesciare i pregiudizi, incarnando le eroine delle
opere liberty – Desdemona in Otello, Wally,
Tosca, Adriana Lecouvreur, Butterfly, Francesca da
Rimini – con musicalità sovrana, con stile e
gusto sorvegliatissimi, con carisma di attrice. Le
opere che ella ha riproposto e lo stile con cui ha
fatto tale riproposta proposte mostrano la
consapevolezza di chi compie – è il caso di dire
“a furor di popolo” - un’operazione culturale
non meno importante della riscoperta del belcanto.
In ogni recita la nostra artista offriva una
presenza fisica e scenica di glamour abbagliante,
come il teatro lirico richiederebbe, e raramente
ottiene.
In questo ambito ella ha
resuscitato la figura ammaliante della
cantante-attrice di illustre prosapia, sulla scia di
Emma Calvé e Lina Cavalieri, di Geraldine Farrar e
Maria Jeritza, di Gilda Dalla Rizza e Claudia Muzio.
In Italia le raffinate creazioni scenico-vocali di
Raina, in un repertorio del tardo Ottocento e
dell’epoca “liberty” e Art Nouveau, che negli
anni ‘70 potevano sembrare “fuori moda”, le
hanno guadagnato il plauso dei musicologi più
severi. Ella è entrata per sempre nel cuore di un
pubblico fervidissimo.
Di questa grande cantante-attrice
sono memorabili alcune prove verdiane. Nel ’73 ha
interpretato la duchessa Elena ne I Vespri
Siciliani che inaugurarono il nuovo Regio di
Torino con la regìa di Maria Callas. Poco dopo è
venuta una commovente e bellissima Violetta,
proposta in Emilia e allo Sferi-sterio di Macerata
sotto la preziosa guida di Mauro Bolognini. Nel
’76 debuttò come Amelia in Simon Boccanegra
alla Scala, sotto la bacchetta di Claudio Abbado. |