|
La Kabaivanska artista da camera non
ha mai dimenticato, infatti, le proprie radici
slave, di musicista educata alla perfetta padronanza
del ceco e del russo e a una accorata malinconia di
espressione.
Le prime master classes di canto
di Raina Kabaivanska ebbero luogo nel 1992 vicino a
Torino; da allora è praticamente impossibile tenere
conto della frequenza con cui la sua esperienza
tecnica, interpretativa e scenica è stata impartita
a dei giovani. L’Accademia Chigiana di Siena,
l’Accademia di Osimo e l’Opera Real di Madrid,
tra le altre, l’hanno avuto come docente
prestigiosa.
Infine, a partire dal 1993, la
nostra artista ha voluto cimentarsi
nell’esplorazione dell’o-pera del Novecento:
quello più difficile, di Strauss, Janacek, Britten,
Poulenc. Per questi compositori, la voce umana non
è – e non può più essere - il “cantar
spiegato” dei tre secoli precedenti, ma i sussurri
e le grida di personaggi dalla sensibilità
estenuata e nevrotica. Accanto a donne raffina-te e
inquiete, come la Contessa di Capriccio, la
Donna Abbandonata di La voix humaine, e la
Governess di The turn of the Screw, Raina ha
saputo offrire caratteri sconvolti e tragici, come
Emilia Marty de Il caso Makropoulos e la
Kostelnička di Jenufa. A questi
spettacoli sono intervenuti anche i critici del
teatro di prosa, esprimendo ammirazione per la
potenza di attrice di Raina.
In questa fase attuale della sua
carriera la Kabaivanska sta approfondendo
l’inda-gine del XX secolo in musica. Ella aveva già
affrontato La vedova allegra , non solo come divertissement
esclusivamente frivolo, ma come pietra miliare
dell’o-pera del Novecento. Le ultime acquisizioni
sono state Jenufa di Janacek nel testo
originale ceco e il musical Lady in the
Dark di Kurt Weill . Nel prossimo futuro è
attesa la Contessa in Pikovaja Dama al Teatro
San Carlo di Napoli e nel 2006 Erodiade in Salome
di Strauss nella rarissima versione in lingua
francese di quest’opera, alla Fenice di Venezia.
In tanto svariare di lingue e di
stili, non dimentichiamo la Kabaivanska del
reperto-rio cameristico e concertistico, che ha
spaziato da “Ah, perfido!” di Beethoven alle
liriche di Sciostakovich.
Come ha scritto di lei il
compianto Rodolfo Celletti, “La voce di Raina,
considerata in sé e per sé, come puro materiale
sonoro, come strumento generico, è come se non
esistesse. Voglio dire che non accetta di essere
definita se non associata a un personaggio ben
individuato, sia esso Tosca, Cio-Cio-San, Adriana o
la Contessa di Capriccio. Perché è una
voce di volta in volta diversa. Secondo Wagner –
che si riferiva a Wilhelmine Schröder-Devrient
–questa è la sola lode alla quale
un’attrice-cantante dovrebbe aspirare”. Gina
Guandalini
|